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Caso Yara Gambirasio, forse esiste un secondo uomo

Sono trascorsi ormai quattro anni da quando nei campi di Chignolo D’Isola a Brembate è stato ritrovato il corpo della tredicenne scomparsa Yara Gambirasio. Il corpo della minorenne è stato trovato dopo due mesi dalla scomparsa, da un passante.

La salma di Yara per ben due mesi è rimasta al freddo ed al gelo ed è stata esposta agli animali selvatici. Ben poco è rimasto di quel corpicino indifeso, ma la Procura Di Bergamo ha rilevato il dna sopra i leggins e sugli slip di Yara.

La Procura per scoprire l’assassino, ha effettuato innumerevoli controlli del dna fino a quando si è scoperto che lo stesso corrispondeva, per il 99,9% a Giuseppe Bossetti, muratore di Mapello. Il 16 giugno l’uomo viene arrestato con l’accusa di omicidio verso la ginnasta Yara Gambirasio.

Oggi l’avvocato Claudio Salvagni, difensore di Bossetti, cerca di far scagionare l’uomo asserendo che il dna si divide in mitocondriale e dna nucleare facendo intendere che bisogna cercare un ignota seconda persona.

La procura non prende in considerazione la richiesta dell’avvocato Salvini in quanto precisa che il dna mitocondriale è ereditato solo per via materna, mentre quello nucleare, da entrambi i genitori e da una terza persona.

Negli slip della ragazzina è stato trovato il dna nucleare di Bossetti, quindi decade la prova che, secondo l’avvocato Salvagni, poteva scagionare il muratore di Mapello.

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Durante il processo in aula gli inquirenti hanno ammesso il loro errore: a causa di test del Dna effettuato su un campione sbagliato hanno perso la madre di Bossetti e ritardato l’identificazione.

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