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Elena Ceste: caduta e trasportata dall’acqua?

La difesa di Michele Buoninconti cerca di scagionare il proprio cliente attuando una linea difensiva che non sta in piedi. L’esame autoptico rivela altro.

Michele Buoninconti si trova nel carcere di Asti con l’accusa di omicidio ed occultamento di cadavere nei confronti della moglie Elena Ceste. La donna è scomparsa il 24 gennaio 2014 da Costigliole d’Asti ed è stata ritrovata morta il 18 ottobre 2014.

Il cadavere della donna è stato ritrovato adagiato in avanzato stato di decomposizione in un canale di scolo a Rio Mersa. I sospetti ricadono subito sul marito Michele Buoninconti, ed il 24 ottobre 2014 l’uomo viene iscritto dalla Procura nel registro degli indagati.

Il 28 gennaio 2015 viene depositato l’esame autoptico fatto sul corpo di Elena Ceste, dal quale risulta che la donna è morta per cause violente. Il giorno dopo Michele viene arrestato con l’accusa di omicidio ed occultamento di cadavere.

A distanza di sei mesi gli avvocati di Michele Buoninconti usano una strategia difensiva per scagionare il loro cliente sostenendo l’ipotesi che Elena Ceste, il giorno della scomparsa, sia caduta vicino casa e che poi il corpo sia stato trascinato dall’acqua fino a fermarsi naturalmente nel canale di scolo, dove poi è stato ritrovato il cadavere.

La pista della difesa non regge, considerati tutti gli elementi a sfavore di Michele Buoninconti, senza tralasciare nel dettaglio l’esame autoptico sopra descritto che sottolinea la tesi che Elena Ceste non è morta per cause naturali o accidentali, ma per cause violente.

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