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Caso Vannini: dalle bugie alla verità

Ciontoli, il suocero di Marco Vannini, dopo aver mentito davanti al PM, racconta a distanza di mesi la verità sulla morte del genero. Ecco che cosa è accaduto.

Il 17 maggio 2015 a casa della famiglia Ciontoli è avvenuta la tragedia. Marco Vannini viene ferito gravemente da una Beretta calibro 9 impugnata dal suocero. In casa avviene il panico, Ciontoli teme per la sua carriera e chiamando, dopo un lasso di tempo interminabile, il 118 riferisce che il ragazzo si è fatto male cadendo nella vasca da bagno e nel mentre si è ferito ad una spalla.

Quando i soccorritori entrano in casa si rendono conto che la faccenda è molto più grave di quella raccontata dalla famiglia Ciondoli e proprio per questo insieme a loro non c’è un medico che possa intervenire tempestivamente per salvare la vita al ragazzo. La vita di Marco Vannini si sarebbe salvata se solo la famiglia Ciondoli avesse detto la verità ai sanitari del 118.

Il PM durante l’interrogatorio chiede all’uomo se quella sera avevano fatto uso di alcolici; l’uomo nega, poi racconta la sua versione dei fatti. Ciondoli riferisce che quella sera lui e Marco stavano scherzando sulle partite di calcio e che dopo per scherzo, gli ha puntato la pistola pensando che fosse scarica.

Versione che sarebbe stata smentita dall’intercettazione ambientale nella quale Martina rivelava di aver visto il padre puntare la pistola contro Marco e che questo gli avrebbe detto: “Sposta la pistola da un’altra parte. Non si scherza in questa maniera”.

Il ragazzo è diventato pallido quando un proiettile gli ha traforato la spalla. Ciondoli rivela di aver visto un piccolo buco dal quale stava iniziando ad uscire un pò di sangue. L’uomo ha rivelato di non aver creduto che la situazione fosse così grave. Antonio Ciontoli ha sparato a Marco Vannini per aver offeso la sua squadra del cuore?

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